19/04/2011
Nucleare no impedimento si
15:16 Scritto da: ciccfrizz in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
25/05/2010
La tv? Spegnetela
Massimo Fini: spegnere la Tv, oppio dei popoli
Nella società contemporanea la Televisione, insieme a sua sorella gemella la Pubblicità, che è il motore di tutto il sistema, ha occupato il centro della nostra vita. La sua forza non sta nella sua tecnica, nel fatto che “fa vedere” (anche il cinema “fa vedere” ma non ha avuto gli effetti devastanti della Tv, anzi per molto tempo è stato un importante strumento culturale), ma nella distribuzione, nell’essere piazzata, a priori, in casa nostra. Ed è quindi ineludibile. Ha distrutto quasi ogni forma di vita di relazione proiettandoci (insieme, ultimamente, ad altri media: Internet, Facebook) in un mondo virtuale dove possiamo solo subire. Noi oggi viviamo di resoconti, non più in prima persona.
Il messaggio che veicola è uno solo: il sostegno all’attuale modello di sviluppo (produzione-consumo-produzione) che va bene tanto alla destra
che alla sinistra. Un modello “paranoico” perché non consente all’individuo di raggiungere, mai, un momento di pace, di equilibrio, di armonia, colto un obiettivo deve immediatamente inseguirne un altro e poi un altro ancora, a ciò costretto dall’ineludibile meccanismo che lo sovrasta (produci-consuma-crepa). Ogni pensiero o idea non in linea con questo modello sono esclusi e ignorati.
Nella Grecia classica erano Platone e Aristotele a dare le categorie etiche e politiche che si trasmettevano agli uomini di governo e quindi, scendendo giù per li rami, alla popolazione. Nel Medioevo questa funzione fu assunta dalla Scolastica. In epoca moderna dai grandi filosofi illuministi. Oggi a dettare le categorie, i costumi, la “way of life”, le regole di condotta, oltre che, naturalmente, i consumi, sono i protagonisti dello star-system televisivo. Al posto di Platone abbiamo Gerry Scotti o Vespa o Santoro o chi per loro.
Oggi la vera classe dirigente non è più quella politica, ma è formata dai conduttori di talk show, dai cantanti, dai calciatori, dalle veline. In Afghanistan, all’epoca talebana, il Mullah Omar fece distruggere materialmente tutti gli apparecchi televisivi, capendo bene che un simile strumento disgrega e distrugge una società. È quanto è avvenuto in Italia, sia pur nel corso di mezzo secolo. Noi siamo convinti che se si farà mai ancora una rivoluzione nel mondo occidentale non sarà contro la classe politica in quanto tale ma contro la Tv. Distruggendola e liberandosene.
(Massimo Fini, “Movimento Zero”. Fini e il suo movimento saranno a Roma il 24 aprile 2010 per protestare davanti alla sede Rai. Info: www.movimentozero.org).
19:11 Scritto da: ciccfrizz in cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
La paura e l'informazione
Aumentano i notiziari che sparano cavolate sulla situazione della sicurezza in Italia e mentre calano i delitti ci si dice in tv che invece aumentano.
I reati diminuiscono, ma per il 77% degli italiani sono ancora in aumento. Tuttavia è leggermente sceso il numero di quanti percepiscono un aumento delle criminalità nella propria zona di residenza (tre punti in meno rispetto al 2008) e persino la percentuale di coloro che si dicono preoccupati per l’eventualità di subire un furto in casa è diminuita dal 23 al 16% nell’arco di due anni. Cala addirittura di sette punti, dal 2007 al 2009, la paura di subire un’aggressione a scopo di rapina (oggi al 13%). Sembra una contraddizione: gli italiani hanno la sensazione che la criminalità sia in crescita, ma hanno meno paura di esserne personalmente coinvolti. Salvo poi ritenere necessaria maggiore polizia sulle strade e nei quartieri (79%).
Su:
19:03 Scritto da: ciccfrizz in cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
L'occidente rapina l'africa
Su: vai al sito
ocietà fantasma, coperture politiche, finanza compiacente, prezzi truccati: in quarant’anni, la fuga illecita di capitali è costata all’Africa 1800 miliardi di dollari, di cui 854 grazie al “mispricing”, la falsificazione dei prezzi dei beni materiali. Una truffa mondiale, che colpisce i più poveri: con quei soldi, l’Africa avrebbe potuto ripianare il suo debito estero (250 miliardi di dollari) e impiegare i 600 miliardi rimanenti per combattere fame e povertà. Soldi fantasma, dunque: la denuncia parte da un centro studi no-profit di Washington, il Global Financial Integrity.
Il dossier s’intitola “Illicit Financial Flow from Africa: Hidden Resources for Development”. L’istituto americano, scrive Alberto Tunno su “PeaceReporter”, ha cercato di quantificare i capitali africani che improvvisamente si volatilizzano, disperdendo risorse finanziarie che dovrebbero essere investite in quel continente. La truffacolpisce la lotta alla povertà e l’economia africana. «Cifre spaventose», rivela Tunno, frutto delle pratiche illecite denunciate dal dossier indipendente Usa.
«La cifra a cui arriva il think tank americano, azzardando una ipotesi circa l’ammontare complessivo dei capitali usciti dai Paesi africani illegalmente, è impressionante: 1800 miliardi di dollari – scrive “PeaceReporter” – che per una serie di trucchi hanno permesso a dittatori, leader democratici, militari, alti burocrati e imprenditori, africani ma non solo, di accumulare immense fortune all’estero, al riparo dalle frequenti crisi che scuotevano (e scuotono) periodicamente Paesi caratterizzati da economie deboli e da una forte instabilità politica. Un fiume di soldi che ha alimentato la crescita dei Paesi più sviluppati e che, paradossalmente, fa dell’Africa un continente virtualmente creditore, pur essendo imprigionato dal suo debito».
Il massiccio flusso di soldi di provenienza illecita dall’Africa, scrive il direttore di Gfi, Raimond W. Baker, è facilitato «da un sistema finanziario internazionale ombra, che comprende paradisi fiscali, segretezza di giurisdizione, finte corporation, false fondazioni, conti intestati a trust anonimi, transazioni commerciali truccate e diverse tecniche di lavaggio del denaro». La questione non è solo di natura etica: «L’impatto di questa struttura e dei fondi che sposta dall’Africa è devastante. Drena importanti riserve monetarie, aumenta l’inflazione, rende difficile la raccolta delle tasse, impedisce investimenti, mina il libero commercio».
La differenza tra i flussi finanziari in entrata e le risorse impiegate nel finanziamento del deficit corrente o nell’aumento delle riserve valutarie delle Banche centrali, equivale al capitale che si è volatilizzato su conti esteri, accusa il dossier americano, che aggiunge: e molti meccanismi della truffa sono stati svelati resta difficile scoprire quando ad essere truccati non sono più i prezzi sui documenti doganali, ma quelli contrattati direttamente tra la società venditrice e quella acquirente. «Quando la prima è complice della seconda, non si riesce a più capire quando e quanto una transazione commerciale nasconda un flusso di capitali illeciti. Questa è una via utilizzata soprattutto dalle grandi multinazionali per spostare fondi da un Paese all’altro».
Dal 1970 al 2008, l’Africa ha perso, in media, 29 miliardi di dollari l’anno, 22 dei quali dai soli stati dell’Africa Sub-Sahariana, in particolare della regione centro-occidentale. Il fenomeno è cresciuto costantemente, con una media del 12,1 per cento all’anno. Anche se i grandi esportatori di idrocarburi (Nigeria, Angola) dal 2008 hanno iniziato a invertire la tendenza, frenando l’esportazione illegale di capitali e promuovendoeconomia locale, per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Onu per l’Africa mancano ancora 348 miliardi di dollari, conclude Tundo. E dai Paesi donatori, alle prese con la crisi economica globale, è difficile aspettarsi un aiuto risolutore (info: www.peacereporter.net).
18:47 Scritto da: ciccfrizz in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
22/12/2009
Grande Chet
22:48 Scritto da: ciccfrizz | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
